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Posta in una posizione magnifica, al congiungimento del “tridente” di fiumi che scendono dai monti Nebrodi per confluire nel Simeto, in una fertile ed irrigua valle dominata dall’ Etna, al confine con il piccolo Comune di Maniace ed in un luogo di forti memorie storiche, si erge, signorile ed unica, la celebre Ducea di Nelson.
Si tratta della tenuta donata da Ferdinando III il Borbone all’ ammiraglio Orazio Nelson nel 1799. Noto come Castello di Nelson, in realtà il primo nucleo della struttura era stato costruito, per volere della regina Margherita di Navarra, nel 1773 ed era convento benedettino, la celebre “Abbazia di Santa Maria di Maniace”
.

Punto di riferimento religioso ma anche luogo di grande cultura per tutta la Sicilia.
Dopo vari avvenimenti che ne segnarono una decaduta, tra i quali un terremoto che lo distrusse parzialmente, la struttura ritornò in piena attività nell’ottocento, quando fu donata all’ ammiraglio Nelson come ricompensa per i servigi resi nella lotta contro la repubblica partenopea.
Molti dei locali oggi esistenti furono costruiti in questo periodo, quando fu ristrutturato ed inglobato quello che restava dell’ antica abbazia e soprattutto gli ambienti che si dipartivano dalla destra del portale della chiesa e circondavano il chiostro. La Ducea divenne così fulcro di fiorenti attività economiche fino agli inizi del 900. Il Castello di Nelson è stato poi acquistato dal Comune di Bronte nel 1981 e successivamente aperto al pubblico, dopo accurati restauri che hanno ridato alla struttura nuova luce e fascino.

L’ intera Ducea affianca alle costruzioni settecentesche, splendido esempio di architettura siculo – normanna, una parte naturalistica costituita da splendidi giardini da un lato, e da ambienti naturali dall’ì altro, dove il castello confina con gli argini del torrente Saracena.

Il complesso architettonico conserva ancora significativi elementi delle più antiche strutture. Fondamentale esempio di architettura tardo-normanna è l’ antica chiesetta annessa all’ ex abbazia benedettina, dal bellissimo portale in marmo ed arco a sesto acuto con capitelli figurati.

Il mirabile portale è opera di grande valore. In forma ogivale, la cornice è impreziosita dai cordoni sagomati, tre delle modanature centrali riproducono grosse gomene marine. L’ arco sorretto da due gruppi di colonnine lisce e rotonde, i cui capitelli raffigurano scene della Genesi a destra ed esseri mostruosi, deformi, ispirate ai bestiari medievali a sinistra. I capitelli che raccordano la struttura hanno un modulo stilistico che rimanda ad analoghe opere eseguite a Monreale, sede della giurisdizione vescovile.

L’ interno impreziosito da un bel soffitto ligneo, conserva numerose opere d’ arte, tra le quali un trittico dipinto su tavola raffigurante S. Benedetto, S. Antonio Abate e, nella pala centrale, la Vergine Maria con Gesù Bambino (XI sec.); una pala a forma piramidale raffigurante S. Lucia e, nella parte triangolare, l’ arcangelo Gabriele (XI sec); due opere marmoree scolpite a bassorilievo e riproducenti l’ arcangelo Gabriele e la Vergine Annunziata (XII sec.); un dipinto su tavola della Madonna con Bambino.

La tradizione vuole che la splendida icona di S. Maria sia stata lasciata sul posto del protospatario Giorgio Maniace in ricordo della vittoriosa battaglia contro gli arabi ottenuta in quel posto, e che addirittura sia opera di S. Luca, quindi raffiguri il vero volto di Maria. La sacra immagine è un dipinto di classica bellezza bizantina. Nel contesto estremamente composito della cultura siciliana del XII e XIII secolo questa opera assume un’ importanza particolare in quanto documenta la vitalità e la viva presenza dei canoni figurativi bizantini nel campo della pittura, proprio in quella fase di transizione artistica che perdurerà fino alle soglie del Rinascimento nell’ opera di artisti locali.

La parte est del complesso ospita il Palazzo settecentesco sede della dimora nobiliare.

Già sontuoso piano di abitazione dei vecchi proprietari, che gelosi della loro privacy non consentivano a nessuno di visitarlo, oggi ospita il “Museo dei Nelson”.

Vi si accede attraverso un pesante portone di legno del secolo scorso. Al di là del pianerottolo, nella “camera delle armi”, sono disposti gli stemmi della famiglia Nelson e il suo motto araldico:”Palmam qui meruit ferat”.

I sontuosi appartamenti del piano nobile sono ancora ornati delle suppellettili originarie ed in parte piastrellati di maiolica del secolo XVIII. Si compongono di un salone d’ ingresso (luogo deputato alle riunioni di famiglia e all’ incontro con ospiti di riguardo), un lungo corridoio di disimpegno che dà l’ accesso alle camere, la stanza detta “del vescovo”, due appartamentini (le stanze tutte rivolte a ponente con prospetto nel giardino, sono state ricavate dalle vecchie celle dei frati); gabinetto di lettura ( contiene una piccola biblioteca di testi in lingua inglese), salotto di ricevimento, sala da pranzo.

Tra i cimeli di Orazio Nelson il museo conserva la bottiglia e i bicchieri con cui l’ ammiraglio brindò sulla Victory in occasione della battaglia di Travalgar.

Tutti gli ambienti sono arredati con mobilia di grande pregio e di vario stile. Di grande interesse un orologio sul caminetto, lavorato in ottone a tartaruga del secolo XIX, e un mobiloccio di stile bonheur-luigi XVI pieno di statuette di porcellana di Capodimonte.

Nel corridoio meritano di essere menzionati il mezzobusto-reliquiario del beato Guglielmo e sarcofagi ed anfore in terracotta provenienti in parte dalle grotte del torrente Saracena. Troviamo inoltre vari quadri e stampe raffiguranti i discendenti dell‘ammiraglio inglese, lettere autografe dei reali d’ Inghilterra, medaglie , piani di battaglie navali, ordini militari, cassepanche di pregevole fattura e reperti archeologici trovati durante gli scavi per la ristrutturazione del castello.

Dipinti di autori inglesi (Richadson, Parton, Buttersworth, Spencer, Clevely, Elliot, Nasmith, Luny, Abott) ornano le pareti e gli appartamenti.

Il viaggio continua all’ esterno passeggiando nei bei giardini che circondano il “Castello di Nelson”.

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